Punti di vista

Ho apprezzato molto la grinta di Davide e lo scambio di idee che c’è stato nei commenti al post precedente.

Approfitto di quanto discusso per far crescere ulteriormente questo neo diario di bordo, sperando nel frattempo di riuscire a rispondere a Davide. Si è discusso molto, negl’ambienti da me frequentati, della proposta di gluten free nei supermercati piuttosto che nelle farmacie, della magica pillolina che in tanti attendono mentre molti preferiscono non sentirne neppure parlare e m’è sempre piaciuto molto stare a sentire l’opinione altrui.

Non ho sinceramente voglia di star qui ad esporre qual’è il mio pensiero al riguardo, col tempo sto sempre più attaccandomi alla materialità e focalizzando la mia -e spero anche la vostra- attenzione su quanto effettivamente si sta facendo nel concreto. E’ notizia abbastanza fresca l’accettazione dei buoni in molte catene di supermercati oltre alla classica -almeno nella mia zona- COOP, e l’offerta -in termini di quantità- mi sembra in esponenziale aumento. Sicuramente non siamo ancora a livelli ottimali e in molte zone è ancora del tutto un servizio scadente, ma dei passi in avanti se ne stanno facendo un po’ ovunque, a volte anche grandi (vedi questo).

Mi dilungo un attimo al riguardo per chiarire un secondo: non sto di certo affermando che non ci siano problemi, che sia tutto roseo e che nessuno abbia interessi che portano ad agire contro il nostro interesse, ma questa problematica esiste ed esisterà sempre in tutti gl’ambiti, bisogna sapersi giocare le opportunità e fare il possibile, viviamo in un mondo in cui la richiesta di senza glutine è in aumento totale, la direzione che stiamo seguendo è quella giusta aldilà dei freni che vengono imposti e degl’interessi controproducenti.

Vorrei esporre molto brevemente di cosa mi occupo io all’interno di AIC (e non solo), citando -non volermene- quanto detto da Davide:

la cosa più urgente a mio avviso sarebbe cambiare totalmente la campagna di sensibilizzazione dell’AIC e rivolgersi prima di tutto ai ristoratori, e non alle fiere specializzate, mettendoli nelle condizioni di offrirci quello di cui abbiamo bisogno: menu alternativi senza contaminazione di grano. Niente che rientri tra le cose dell’altro mondo. E di farlo, possibilmente, senza farci passare come degli alieni venusiani da “riconoscere” a vista.

Sono in totale accordo con lui, è quella la linea da seguire. Linea che il progetto AFC, ristorazione per quanto mi riguarda, segue da molto tempo, purtroppo non sempre conseguendo i risultati sperati.

Il problema al riguardo l’ha esposto Anna in un commento al post precedente, dicendo che è facile parlare d’un mondo ideale dove i ristoratori non vedono l’ora d’essere formati, noi arriviamo e tutto è stupendo. I problemi in realtà sono moltissimi. Primo tra tutti il fatto che chi offre l’alternativa senza glutine spesso vive il problema da vicino, perché ha in famiglia persone intolleranti al glutine, mentre g’altri spesso non sanno neppure che è possibile fare effettivamente qualcosa per noi e specialmente come farlo. Quando però si inizia a parlare della possibilità di proporre senza glutine insorgono un miliardo e mezzo di problemi legati alle richieste delle linee guida, alle richieste delle ASL e alla PAURA del ristoratore.

Credetemi, quel che dice Davide è esattamente quel che stiamo facendo ma:

  • servono volontari
  • non è sempre così facile riuscire a portare a termine il lavoro iniziato

Vorrei concludere esponendo la mia esperienza circa la birra GF, che probabilmente qualche lettore già conosce, ma la fame inizia a farsi sentire e credo proprio che mi fermerò qua.

Un enorme quanto ripetitivo ringraziamento a Davide per aver esposto il suo pensiero.

Contrassegnato da tag , , ,

17 thoughts on “Punti di vista

  1. Serena Bedini scrive:

    Ma io credo, come peraltro scrivo nel libro che ho pubblicato sulla mia esperienza di celiaca, che un buon inizio sarebbe già quello di proporre prodotti senza glutine CONFEZIONATI sia nei distributori automatici sia nei bar e nei caffè… tanto per iniziare non ci sarebbe bisogno di partire da casa con i prodotti in borsa o di entrare in farmacia per fare uno spuntino… il passo successivo è indubbiamente anche la sensibilizzazione nei ristoranti ma cominciamo da cose semplici: se quando andiamo a prendere l’aperitivo a buffet ci fosse ad esempio un addetto al controllo e sporzionamento che controllasse l’utilizzo delle posate per quanto riguarda insalate, pezzi di formaggio, fagioli, tonno e pomodori o qualunque pietanza presente, già si darebbe prova di un notevole senso di civiltà e di attenzione al problema. Ancora: io non pretendo un menu alternativo per celiaci, mi sembra un sogno irraggiungibile, ma almeno un pochina di attenzione al problema per cui non si può cospargere ogni singola pietanza con la glassa di aceto balsamico penso che si potrebbe anche fare, insomma basterebbero accorgimenti davvero minimi per garantire a tutti un livello di vita migliore…

    • youngcoeliac scrive:

      Concordo a pieno. Mi piacerebbe fare qualcosa per i beneamati aperitivi, son proprio entrato in contatto in questi giorni con una ragazza di Bologna interessata all’argomento, chissà, magari qualcosa si riesce a fare col tempo e l’appoggio di qualcuno. Come scrivevo sul canale twitter questa mattina mi è stato fatto notare che nel bar che frequento tutte le mattine -sarò cieco- ci sono snack gluten free, è già qualcosa. A lugo per ora c’è il Jammin Café che, oltre alla birra, propone snack senza glutine.

      Per i distributori mi diceva qualcuno qualche tempo fa che a Bologna un progetto per una facoltà universitaria era stato attivato, io sinceramente non ne so nulla, di sicuro NON è la mia facoltà.

      • Serena Bedini scrive:

        Posso dirti che nel posto presto collaborazioni occasionali c’è un distributore automatico che quando ho cominciato a lavorare lì aveva i wafer senza glutine, poi al successivo rifornimento non li hanno più inseriti… nonostante richieste attaccate con i post-it sul distributore… non ci sono parole… Che poi basterebbe mettere un po’ di cioccolata delle marche più note che sono anche consentite, ora voglio dire non è difficile trovarle, sono veramente le più note!!! Ma sarà possibile che debbano mettere solo la versione con i cereali?????????? Ma dico, ma non è che per caso ci prendono in giro?

      • youngcoeliac scrive:

        Mi trovi d’accordo, chiaramente, però c’è da dire una cosa: sicuramente nessuno ci sta prendendo in gira, è piuttosto una schifosa questione di puro marketing. Mettono quelle ai cereali perché gli fa comodo mettere quelle, insieme ai biscotti mega buoni pieni di glutine e robe strambe, le schiacciatine megabuone megasalate e le patatine con tanto di quel frumento da far accapponare la pelle, alla paprika, perché hanno quel gusto in piu’.. E’ chiaro, lo so benissimo che anche tra le marche piu’ note ci sono tantissimi prodotti (parlando di cioccolata e patatine) buonissimi e saporitissimi tali e quali a quelli ma gluten-free, solo che.. chi glielo fa fare? Loro i soldi li incassano bellamente😉 E purtroppo i post-it contano quel che contano, l’omino che riempie le macchinette non credo abbia molto potere decisionale, senza volerlo con questo screditare.

        Come in tutte le cose ci vuole metodo, strategia. Avviare un progetto, supportati da una qualche ‘agenzia di macchinette’ (ahah, come si chiamano?) potrebbe essere la soluzione.
        E’ necessaria la viralità, spargersi a macchia d’olio.😉

      • Serena Bedini scrive:

        E’ ovvio e sono pienamente d’accordo, facevo solo un po’ di ironia… hai ragione anche sui post-it! Lì non ero davvero ironica, ci sono davvero!

  2. Caro Mirco,
    mi fa piacere che la discussione, di per sé interessante, si sia ampliata e abbia
    stimolato nuovi spunti di riflessione sull’argomento “soluzioni per il futuro”. A tal
    proposito sono d’accordo con Serena sugli accorgimenti minimi, anche se credo
    che i menu alternativi [che possono riguardare anche alimenti naturalmente senza
    glutine] costituiscano un obiettivo possibile da raggiungere e non una chimera.

    Per il resto sono io che ti ringrazio. Per la possibilità di confronto e per il tempo
    che dedichi a questo spazio. Continuerò a seguire il blog e sono convinto che
    avremo modo di approfondire meglio il discorso, dentro o fuori di qui. Ciào.

    • Serena Bedini scrive:

      Nonononono!!! Aspetta Davide! Non penso assolutamente che sia una chimera, anzi sono perfettamente d’accordo con te! Il problema è che penso che prima di correre bisogna imparare a camminare e nella mia modesta esperienza ho riscontrato che la nostra società per il momento è piuttosto lontana dal considerare l’eventualità che una persona possa avere delle intolleranze simili: prova ne siano sia le procedure messe in essere dalle autorità che sicuramente non vengono molto in aiuto ma almeno inizialmente complicano le cose (ed ho il sospetto che dopo le semplifichino troppo, ma è solo un sospetto mio non fondato su prove) nonché il fatto che ristoratori e camerieri o comunque addetti del settore proprio non si informano e temo che nemmeno le scuole deputate alla preparazione di questo tipo di professioni non forniscano nei propri programmi adeguate conoscenze al riguardo, altrimenti il problema non sussisterebbe, penso. Ribadisco comunque che è solo una mia opinione e non si basa su nessun riscontro effettivo.

      Il distributore automatico di cui sopra è stato RIFORNITO di wafers senza glutine!!!!!!!!!!!!!!!!!!!😀

  3. Lidia scrive:

    Ciao, ho visto il link nella pagina FB dell’AIC emilia romagna e sono venuta a leggere un pò i post e i commenti.
    Io ho scoperto da un mese di essere celiaca, e sto vivendo adesso tutto il cambio e il disagio che a me personalmente da questa condizione, e non mi spaventa assolutamente associare la parola malattia alla celiachia, perchè avere un inizio di osteoporosi a 22 anni non è di certo un’intolleranza.
    Io per prima non sapevo cosa fosse bene la celiachia: pensavo fosse un problema solo di escludere cibi che contenevano direttamente il glutine, non anche quelli che potessero contenerlo per contaminazione, per intenderci non credevo che il thè a limone ad esempio potessi assumerlo solo secondo alcune marche. Secondo non credevo riguardasse la parte immunologica del nostro sistema e che potesse creare problemi fisici come altre malattie autoimmuni o altri problemi che voi sicuramente conoscete meglio di me.
    Sto facendo le mie prime “esperienze senza glutine” e ancora ne dovrò fare tante (cenone di Natale imminente???? aiuto). Quello di cui inizialmente mi sto rendendo conto è che le persone veramente hanno scarsa conoscenza di cos’è la celiachia (peggio della mia di prima), ad esempio quando ho chiesto in una pasticceria se facessero dolci senza glutine (seeeee..) mi hanno risposto “cioè senza zucchero?”… Vabbè! Nei ristoranti non assicurati da AIC che dicono di poter cucinare senza glutine lo stesso, quando chiedi rassicurazione anche sulla conoscenza della possibilità di utilizzare solo alcuni prodotti, al di là di pasta e pane, ti guardano come se fossi un alieno. Sanno di doverti cucinare ad esempio la pasta di mais con pentola pulita bene ma non sanno che in un sugo gli ingredienti apparentemente senza glutine devo essere consentiti.
    Allora in questi giorni mi chiedevo… Ma dato che appunto non si parla semplicemente di intolleranza, ma di una patologia, non sarebbe giusto fornire a chi fa il ristoratore una conoscenza almeno minima dell’argomento? Insomma corsi sull’igiene, controlli di qui, controlli di lì… Non sarebbe giusto allora inserire anche questo argomento nelle dovute conoscenze di una persona che lavora in prima linea nella fornitura di cibo al pubblico? Col senno del poi eh… e spero del presto… So bene che non è semplice passare da proporre in un blog ad ottenere le cose.
    Ognuno poi ha le sue abitudini e quindi le sue esigenze alimentari, ad esempio per me è un problema viaggiare, andare ad un ristorante cinese o prendere un aperitivo.
    Insomma si potrebbe informare che ne so un cinema di tener le patatine san carlo perchè quelle sono senza glutine, o un bar di tenere i kinder maxi al bancone e non solo i kit kat! E poi alla fine anche un bar che fa aperitivi, informato, potrebbe tenere dei crakers senza glutine, dei salumi che altrettanto non ne contengono e delle patatine consentite, io sarei già contenta ad esempio potendo sgranocchiare qualcosa. Si potrebbe richiedere un aperitivo specificando senza glutine, e senza bisogno di farlo per forza a buffet (evitando quindi contaminazione delle forchette), ma di essere serviti al tavolo o al bancone.

    Insomma, scusate se mi sono dilungata, concludo dicendo che mi rendo disponibile in persona a migliorare la questione ristorazione o altre problematiche. O semplicemente per parlare.

    Ciao,
    Lidia

    • youngcoeliac scrive:

      Ciao Lidia. Si evince facilmente come ti stia a cuore il problema, sia da come ti esprimi che dal fatto che ti sei dilungata, cosa che apprezzo davvero. Una volta tanto che è possibile parlare tranquillamente non vedo perché limitarsi alle solite due paroline.

      Hai esposto interessanti problematiche, come per esempio il discorso aperitivi, che tralascerei al momento per poi discuterne in separata sede (magari nel prossimo post), dato che è da un po’ che se ne parla anche con altri ragazzi.

      Sono d’accordo sul discorso ‘informare i ristoratori’, l’AIC non può essere ovunque né ora né mai, l’ideale sarebbe che l’AIC non dovesse neppure esistere, perché tutti nell’ambito ristorazione dovrebbero essere informati su questa problematica veramente tanto diffusa e facilmente affrontabile. Per questo nonostante a volte capiti che alcuni ristoranti/pizzerie, dopo aver seguito corsi e tutto quanto, decidano di non continuare il percorso con AIC io mi sento comunque soddisfatto, perché so che abbiamo comunque aggiunto un tassello informativo al grande quadro della disinformazione.

      C’è da dire che però AIC è di supporto a tutto ciò, non è un ente sanitario o cos’altro, quindi di sicuro da noi “controlli sull’igiene” non arriveranno. D’altra parte esistono, appunto, enti ad-hoc, DOVREBBERO pensarci loro. Dico dovrebbero, perché ad oggi quel che posso vedere è che ognuno fa liberamente la cippa che vuole, quasi indisturbato. Dico quasi, non è sempre vero grazie a dio.

      Hai ragione comunque, non è facile passare da un blog al concreto ma già discuterne.. fidati che è un bello step. Il punto è: vogliamo fare qualcosa effettivamente uscendo dal limbo delle lamentele e passando ai fatti? Come possiamo farlo? Con chi dobbiamo rapportarci? Chi ci può aiutare?

      Queste sono le risposte di cui abbiamo bisogno, risposte che posso dare per quanto riguarda bar e altro: si contatta -direttamente in loco- chi governa la situazione dello specifico bar, si chiede una chiacchierata rapida, si espone brevemente la questione dopodiché.. sta nel buon cuore, che può esserci o meno, dipende da quanto uno è legato alla pilla -che in teoria non dovrebbe fare differenza- e dall’apertura mentale di fronte a certe situazioni.

      Grazie Lidia, spero di leggerti nuovamente quanto prima.

    • Serena Bedini scrive:

      Sfondi una porta aperta, cara Lidia, a chi lo dici! Basterebbe così poco per ottenere dei risultati immediati… io ho iniziato a fare quello che potevo scrivendo e pubblicando un libro e cercando di presentarlo per parlare del problema, ma sono aperta a vagliare ogni proposta! Sempre a disposizione!

  4. Lidia scrive:

    Hai detto bene, su questo discorso AIC non dovrebbe nemmeno esistere nel senso che una base di informazione su cos’è la celiachia e cosa deve o può mangiare un celiaco, in quanto ristoratore, bisognerebbe averla!!!!!!! Poi AIC è un buon punto per aggregarsi e muoversi… Le esigenze fra i 20 e i 35 anni secondo me sono diverse, ad esempio l’aperitivo. Quindi bisognerebbe trovarsi e parlare per arrivare a dei fatti.
    Io sono di Bologna, mi pare di capire che tu sia romagnolo, però se trovassi dei contatti qui sarei disponibile… Per ora essendo nuova non conosco nessuno, magari c’è già qualche movimento e io non lo so! Speriamo leggano varie persone queste discussioni.

    • youngcoeliac scrive:

      Il movimento lo stiamo creando, sono di Lugo, e studio a bologna. Creare una connecta ravenna-bologna è tra i must della mia attività, quindi certo, si può fare molto, e possiamo trovarci quando vuoi con sicuramente altri due o tre ragazzi di bologna. Quindi, se sei dei nostri, gambe in spalla e accordiamoci!🙂

  5. manuela scrive:

    Ragazzi sfondate veramente delle porte aperte! Bravi!
    Qui in ufficio da me si stanno accingendo a mettere delle macchinette con gli snack, ho chiesto se era possibile avere qualcosa gf, staremo a vedere!
    Io sono in provincia di Pisa!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: